Roberto Zucco, l’invisibilità come fuga dalla ricerca di se.

“Oggi morire ci risulta particolarmente difficile poiché non è più possibile concludere la vita in maniera sensata. Viene terminata al momento meno opportuno. Chi non riesce a morire al momento giusto è costretto a morire in quello sbagliato. Invecchiamo senza diventare anziani.”

“La società senza dolore” Byung-chul Han

Il testo di Koltès è ispirato ad un assassino italiano realmente esistito, un assassino poeta giovanissimo. Si perché Roberto Succo (il vero nome dell’assassino) è un ragazzo di 25 anni che si è tolto la vita nel carcere di Vicenza dopo aver commesso diversi omicidi. Roberto Succo oltre ad essere l’assassino dagli occhi di ghiaccio (con questo nome imbarazzante viene descritto dai giornalisti) si diletta nella scrittura di poesie.

La Vita 

“Dietro questa strana calma, questa linearità artificiale, questa sapienza convenzionale, sta un messaggio irreale dell’angoscia universale dell’impotenza mondiale del terrore germinale della scelta fatale
della condanna vitale.” 

Poesia di Roberto Succo

Probabilmente questa tensione estetica unita alla spietatezza è una delle motivazioni che ha mosso Koltès nella scelta del suo protagonista. Prendendo le sue dichiarazioni e i suoi documenti, traspare sempre un animo forte che non riesce ad adattarsi alla società. È spaventato di perdere se stesso, e perdere la propria identità, per cui appena può ripete il proprio nome, a evitare che gli si scolli di dosso. Se dovessimo definire cosa vuole Roberto Zucco è probabilmente condurre una ricerca di se stesso e di conseguenza trovare il modo di entrare in contatto con la comunità. Cerca in qualche modo un senso nella sua vita, lo fa continuando a scappare, cercando in qualche nelle donne e nel sesso una risposta. Ma è in costante ossessione per l’invisibilità, abbandonare questa ricerca, dissolversi e vivere serenamente come uno tra i tanti.

Foto di Roberto Succo

Non motiva mai chiaramente i suoi omicidi, non si tratta mai di omicidi strategici, da serial killer, si tratta sempre di omicidi che provengono da una decisione istintiva. Probabilmente Zucco uccide per istinto appena sente che l’altro ha in sé un germe di giudizio verso la sua identità. Non riesce a trovare il contatto con questa società che gli sembra distaccata e giudicante, per questo quando gli viene rinfacciata la sua impotenza uccide e quindi elimina quell’elemento che ostacola la sua ricerca. 

MADRE

Come hai fatto a uscire dai binari, Roberto? Chi ha messo un tronco d’albero sulla tua via così dritta per farti cadere nell’abisso? Roberto, Roberto, non si ripara un’auto che si è schiantata in un burrone. Non si cerca di rimettere sui binari un treno che ne è uscito. Lo si abbandona, lo si dimentica. Io ti dimentico, Roberto, ti ho dimenticato.

Scena 2, Roberto Zucco di Bernard-Marie Koltès

Cercare l’invisibilità è forse la via di fuga, la via più facile per scrollarsi di dosso la pesantezza di sentirsi non adeguati. Dover cercare una forma che vada bene a chi ci sta intorno è una violenza per se stessi, per quello che si è veramente. Semplicemente diventa un sacrificio di se stessi che si deve imparare a sopportare, per poter vivere in armonia con l’altro. Zucco è il portavoce dei ragazzi che fuggono dalla realtà con l’aiuto dell’invisibilità, della morte. Questo perenne disequilibrio tra la realtà in cui si vive e la propria identità.

Norman Zarcone: il giovane si uccise a 27 anni 13 settembre 2010 a Palermo. Dopo che i genitori di Michele hanno deciso di pubblicare la lettera d’addio in cui il giovane racconta tutta la sua frustrazione per la mancanza di lavoro e di prospettive, il padre di Norman spiega perché il figlio si buttò dal settimo piano della facoltà di Lettere.

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