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CIELO PIÙ CIELO PIÙ CIELO, SENZA NESSUNA TERRA

2020, video e installazione sonora, durata 3:47 min.

“Io sono rapido/a, penso per immagini esatte. Fidando nelle mie immagini esatte, io divengo ottuso/a. Fidando nelle mie immagini, io le credo rivelanti. Presumendole rilevanti, io mi fondo sui fatti. Quando i fatti mi sfuggono, io dubito dei miei sensi. Io procedo rapido e ottuso nelle mie immagini esatte. Io in una nuova confusione del mio giudizio.”

“Io sono lento/a, penso per frammenti di immagini. Diffidando delle mie immagini esatte, io divento acuto/a. Diffidando delle mie immagini, io dubito della loro rilevanza. Dubitando della loro rilevanza, io dubito dei fatti. Quando i fatti mi sfuggono, io approvo i miei sensi. Io procedo lento e acuto nelle mie immagini frante. Io in una nuova comprensione della mia confusione.”
Robert Graves



Crescita e fioritura personale attraverso l’altro. La performance, nel video, trasforma un atto semplice in un rituale. I performer piegano e spiegano più volte un lenzuolo: queste due azioni hanno in sé dei contenuti concettuali che riflettono il senso del dialogo e l’importanza del confronto tra individui. È una pratica che implica la collaborazione di due persone. Piegare - spiegare le lenzuola diventa così una prassi in profonda relazione con ciò che è intimo nel legame tra due persone. Il progetto, oltre alla videoproiezione, comprende anche una performance: in cui due performer recitano “Per immagini frammentarie” di Robert Graves, adattato in due monologhi. “Cielo più cielo più cielo più cielo, senza nessuna terra” da Alejandro Jodorowsky, in All’Ombra dell’I Ching.

CIELO PIU CIELO PIU CIELO SENZA NESSUNA TERRA